Lenin Nikolaj

Confinato in Siberia(1897) per la sua attività nei circoli rivoluzionari di Pietroburgo, poi costretto all'esilio, fondò con G. Plechanov a Monaco di Baviera il giornale marxista "Iskra" (1900). Protagonista della scissione bolscevica nel Partito socialdemocratico russo (1903), rientrò in patria dopo la rivoluzione del 1905 ma dovette nuovamente emigrare. Fautore di una rigida organizzazione del partito, critico verso l'attendismo delle socialdemocrazia europpe, convinto dell'autosufficienza del pensiero marxista (Materialismo ed empiriocriticismo, 1909), allo scoppio della prima guerra mondiale si oppose alle tendenze patriottiche nella seconda Internazionale( conferenze di Zimmerwald e Kienthal, 1915-16 ) e propose lo sfruttamento della guerra in senso rivoluzionario. In Imperialismo fase suprema del capitalismo (1917) analizzò le nuove forme monopolistiche dello sviluppo capitalistico dimostrando al conseguente ineluttibilità delle guerre. Rimpatriato allo scoppio della rivoluzione in Russia (1917), operò per il superamento della fase parlamentare borghese rappresentata dal governo Kerenskij, e sostenne in Stato e rivoluzione(1917) la dittatura del proletariato come forma di transizione dal capitalismo al comunismo. Dopo la conquista bolscevica del potere(nov 1917) prese la guida del governo e tracciò le linee del nuovo stato sovietico (costituzione dell'URSS, 30-12-1922). Colpito da emiplegia, nel '23 dovette abbondonare l'attività politica. Centro del suo pensiero è il nesso economia-politica. Il capitale di Marx è per Lenin l'opera decisiva , che enuclea dai restanti rapporti sociali ("ideologici") i rapporti di produzione nella loro oggetività. Sul piano filosofico, Lenin mise in luce la forma nuova di quel materialismo oggi noto come "dialettico".
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